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ito dell’ oracolo

 

Il rito dell’ oracolo sarebbe legato a quello dell’ incubazione.

I sacerdoti  o le sacerdotesse ,secondo alcuni autori,spiegavano ai “ pazienti “ il significato delle visioni avute durante il sonno terapeutico, e davano indicazioni pratiche sul comportamento da tenere o sui riti da compiere.

Il Pittau ha creduto di individuare in alcune costruzioni nuragiche, segnatamente nei nuraghi  dei canali acustici che sarebbero stati utilizzati dalle Pitie per esprimere  il loro oracolo .

Probabilmente le sacerdotesse praticavano  anche l’ ipnosi legata al rito della incubazione e alle guarigioni magiche delle malattie.

Anche  sul sito di Matzanni  esistono delle capanne la cui destinazione potrebbe essere benissimo spiegata con una destinazione magico- terapeutica.

 

Come in molte parti del mondo antico le sacerdotesse potevano anche aver praticato la prostituzione sacra.

Rito della uccisione dei vecchi

 

Una pratica piuttosto truce  legata al mondo religioso dei nuragici  era quella dell’ uccisione dei vecchi.

Su questa pratica si raccontano molte leggende .

Sembra si possa interpretare tale comportamento con il fatto che in un mondo primitivo dalle scarse risorse gli anziani fossero considerati un peso per la famiglia e per la comunità intera.

I modi adottati per l’ eliminazione dei vecchi erano molteplici: si racconta di rupi utilizzate all’ uopo, di persone incaricate di praticare l’”eutanasia” con un mazzuolo o altri mezzi assai poco dolci.

Naturalmente il tutto veniva praticato con un misto di religione e di riti magici: sembra che l’ espressione “riso sardonico “ possa ricordare  che la cerimonia avveniva in un clima quasi orgiastico , di festa, di persone in preda a risate forzate provocate da qualche droga .

Il rito poteva probabilmente tacitare un po’ i rimorsi e forse dare qualche conforto alla “vittima”

La pratica rituale della incubazione

 

Culto delle acque,ordalia,oracoli, e altri riti magico religiosi degli antichi sardi,sono alcuni aspetti del modo di vivere e pensare di quel lontano periodo.

Come sappiamo esistono poche fonti scritte che testimoniano quelle usanze,e per di più sono fonti esterne al mondo sardo.

Come per l’ ordalia anche per l’ incubazione ci sono racconti diretti  su questa usanza in Sardegna e citazioni  indirette e parallelismi con altre civiltà che ci hanno permesso di ricostruire almeno delle ipotesi plausibili su questa singolare pratica.

L’ incubazione consisteva nel dormire per alcuni giorni di seguito ( 5 ?) presso le tombe degli eroi.

Forse narcotizzati.

Attendere segni rivelatori (sogni ?) da parte della divinità.

Comunque in luoghi sacri:presso i templi- presso le tombe (tombe dei giganti ) presso i nuraghi.

Ci dovevano comunque essere dei luoghi appositi dove effettuare in maniera comoda questa pratica Il culto dei morti è stato presente fin dai periodi antichissimi della preistoria sarda che si è potuto documentare.

Con l’ affermazione della cultura detta di Monte Claro le tracce diventano molto evidenti.Le tombe sono  curate,dotate di un corredo funerario sempre più ricco:oggetti d’uso,ornamenti,cibo –accompagnano il defunto nell’ aldilà.

 E ‘ evidente la fede in una vita oltre la morte.Le tombe diventano  importanti,un punto di riferimento:divengono anche oggetto di culto che si rafforza col sistema delle tombe collettive.

Del resto nel mondo antico, segnatamente in quello romano ,il culto degli antenati aveva un ruolo  importante.

Gli antenati diventano facilmente “eroi” ,modelli da ammirare e,in qualche modo,divinizzati.Le tombe dei giganti sono diventate quindi “Case “ degli antenati-eroi divinizzati.

Alcuni scrittori antichi affermano che i sardi “edificavano il tempio sulla tomba degli eroi”.

Tali eroi  sono stati col tempo rappresentati in forma simbolica (betili )

Presso la tomba-tempio avevano quindi luogo delle cerimonie dal carattere magico-religioso in parte a sfondo terapeutico.

Il rito dell’ incubazione era strettamente legato alla credenza nel potere degli “eroi”antenati.

Il dormire per alcuni giorni di seguito aveva probabilmente lo scopo di entrare in contatto col “divino” per ottenere rimedi ai malanni, consigli per l’ azione e forse previsioni sul futuro

.Qualche scrittore antico afferma esplicitamente che in Sardegna c’era un eroe che guariva dalle “ossessioni” chi dormiva presso la sua tomba. In realtà si trattava di “eroi” al plurale e la guarigione non riguardava solo le “ossessioni”ma altri malanni non meglio specificati.

Forse il culto delle acque, il rito della incubazione e quello dell’ oracolo erano coordinati e interdipendenti almeno dal punto di vista terapeutico. Uno poteva essere il naturale complemento dell’ altro : ad esempio l’ oracolo poteva integrare l’ incubazione e interpretare il significato dei sogni.

I santuari nuragici probabilmente hanno conosciuto una evoluzione nel tempo e si sono arricchiti di nuove funzioni ,sono diventati luogo d’ incontro politico,religioso,luogo di scambio ,occasione d’ incontro per cerimonie religiose e “laiche”-feste con balli  e banchetti,gare di musica e ginniche (sa strumpa ?) occasioni per amministrare la giustizia e per pratiche terapeutiche.

I romani raccontano che avendo difficoltà a scovare i sardi ribelli e a distruggerli in battaglia  li cercavano in occasione di questi ritrovi nei quali essi festeggiavano e si ubriacavano. Era così facile per i romani avern: in quelle occasioni facevano un gran numero di prigionierie un gran numero ne amazzavano.

Per ognuna delle occasioni di  incontro di cui si è parlato  probabilmente ci saranno state strutture finalizzate allo scopo.

Nei santuari fin’ ora esplorati esistono costruzioni compatibili con alcune elle finalità citate.Il santuario di Serri sembra quello che ha dimostrato meglio la sua  polivalenza strutturale.

A Matzanni il poco che è fin’ ora emerso  va nella stessa direzione: il lunghissimo muro perimetrale, i tre pozzi sacri, le capanne circolari , i frammenti di cultura ecc.attendono ancora un interpretazione definitiva  che non potrà che avvenire a scavi ultimati.

l’ordalia

 Strettamente legata al culto generale delle acque,anzi parte integrante di esso, in Sardegna

con l’ acqua lustrale si praticava l’ ordalia in occasione delle feste e riunioni dei fedeli del circondario

L’ordalia era il “Giudizio di Dio”, cioè una cerimonia in cui veniva appurata la colpevolezza di un imputato.

.Curiosamente l’imputazione più frequente  doveva essere quella dell’abigeato!

Perlomeno il furto è il crimine riportato dagli autori antichi ,per il quale più spesso veniva effettuato il rito dell’ ordalia.

Tecnicamente la pratica consisteva in una applicazione dell' acqua sacra conservata nel pozzo,sugli occhi di chi veniva sottoposto al giudizio divino.

Antichi scrittori greci e latini (Solino)ci hanno informato di tale usanza:sembra che l' acqua lustrale,oltre a guarire vari malanni come le malattie degli occhi,aveva anche il potere di smascherare i colpevoli di vari delitti punendoli proprio con la perdita della vista.

 

L’ordalia antica è essenzialmente di due tipi :

Un mezzo dannoso (Fuoco) non provoca danno all’ innocente-

Un mezzo innocuo (acqua) provoca danni al colpevole-

Il Petazzoni ritiene che l’ordalia praticata in Sardegna fosse di questo secondo tipo, dal nostro punto di vista favorevole al condannato:

se l’ acqua non gli danneggiava gli occhi era giudicato innocente.

Anzi riceveva un miglioramento delle sue facoltà visive.

I bronzetti  che rappresentano personaggi con quattro occhi sarebbero ex voto  e rappresenterebbero l’incremento visivo ottenuto con le acque sacre, in occasione di una ordalia o di una semplice “cura”.

Dall’ordalia al giuramento

Il giudizio delle acque evolve poi in una forma di giuramento che ha lo stesso effetto e che sostituisce il rito vero e proprio.

All’ inizio il rito ordalico consisteva nella cerimonia dell’ uso dell’ acqua magica che provava la colpevolezza del reo: la  prova coincideva con la pena ,il colpevole era punito con la cecità che era naturalmente prova di colpevolezza.

In seguito l’ ordalia evolve nel giuramento ordalico:

Le parole della formula sostituiscono  la materia  ( l’ acqua): che diventi cieco se sono colpevole;

in questa seconda fase è forse ancora presente anche il luogo sacro ( il santuario) e la materia ( l’ acqua).

In una fase successiva il giuramento diviene prova in sé.

Può sembrare troppo comodo, in realtà bisogna calarsi nell’ambiente e nel clima di fede del periodo in questione : ma il terrore per la punizione  “divina”dello spergiuro era sufficiente per  elevare il valore del giuramento e renderlo assoluto.

In questa terza fase la materia e il luogo diventano superfluiessendo sufficiente la forma  del giuramento.

 

Il tutto presupporrebbe l' esistenza di un dio che agisce,premia e punisce. Che presiede ai riti ,che forse viene imvocato,magari tale presenza è solo vagamente immaginata ,forse...Su questo punto le testimonianze  sulla antica religione dei sardi primitivi sono molto carenti

 

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